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News 27 Maggio 2016

Ordinamento penitenziario, depositata la riforma

Secondo quanto previsto dal progetto di legge, saranno i funzionari pubblici a occuparsi del carcere

Ordinamento penitenziario, depositata la riforma

La segreteria di Stato agli Affari Interni e Giustizia ha "sfornato" un altro progetto di legge, cioè la riforma dell’ordinamento penitenziario della Repubblica di San Marino. Riforma che è stata depositata in Segreteria istituzionale lo scorso 10 maggio dal segretario Gian Carlo Venturini. Andiamo a vedere nello specifico di cosa si tratta.

IL PROGETTO DI LEGGE - La "Riforma dell’ordinamento penitenziario", spiega in una relazione il segretario Venturini, è "frutto dello studio svolto dal Gruppo tecnico di lavoro di nomina congressuale composto da funzionari della segreteria di Stato per gli Affari Interni e Giustizia, dal responsabile del Servizio sociale adulti in esecuzione di pena, da un rappresentante dell’Ordine degli Avvocati e Notai, da un funzionario dell’Avvocatura dello Stato e da un magistrato del Tribunale di San Marino, per una proposta di revisione delle norme in materia carceraria.

La proposta, composta da 56 articoli, riprende il testo della legge n. 44 del 29 aprile 1997 che, in ossequio alle direttive indicate dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, prestava particolare attenzione ai diritti e alle garanzie del detenuto per adeguare l’esecuzione della pena detentiva ai principi di umanità, legalità e certezza, contemperando le esigenze e le peculiarità della realtà carceraria nell’ottica di un trattamento sempre più individualizzato e rispettoso della dignità e personalità umana. Il Gruppo tecnico di lavoro ha ritenuto fondamentale arricchire il previgente testo normativo in alcune parti con le previsioni contenute nelle Regole penitenziaria europee approvate dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa nelle quali confluiscono tradizioni giuridiche, criminologiche, penologiche che costituiscono l’architrave normativo, il punto di riferimento essenziale per la giurisprudenza della Corte europea sui diritti umani e per il lavoro del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, alla quale la Repubblica di San Marino si ispira costantemente, sebbene alcune norme potranno trovare compiuta applicazione solo a partire dell’attivazione della nuova struttura penitenziaria.

UFFICIO ESECUZIONE PENALE - Grazie al progetto di legge, una volta approvato in Consiglio, verrà creata l’Unità organizzativa Ufficio esecuzione penale che diretta da un dirigente pubblico che dovrà possedere una laurea in Giurisprudenza vecchio ordinamento o lauree magistrali o specialistiche e conoscere la lingua inglese o francese. Questa unità organizzativa avrà il compito di assicurare l’esecuzione dei provvedimenti del giudice dell’esecuzione e del giudice inquirente, sia di natura detentiva sia di misure alternative; garantire l’ordine all’interno dell’istituto di pena, tutelandone la sicurezza; partecipare, anche nell’ambito di gruppi di lavoro, alle attività di osservazione e trattamento rieducativo dei detenuti.

GRUPPO OSSERVAZIONE E TRATTAMENTO - All’interno dell’Unità operativa Ufficio esecuzione penale è istituito il Gruppo di osservazione e trattamento formato dal direttore dell’Ufficio esecuzione penale, dal medico del carcere, da un educatore, uno psicologo, un assistente sociale e un rappresentante degli operatori specializzati penitenziari. In sede di osservazione il Got può procedere ad acquisizioni documentali di dati giudiziari e penitenziari, clinici, psicologici e sociali e allo svolgimento di colloqui con il soggetto sottoposto a osservazione sulla base dei dati acquisiti, finalizzati a stimolare il processo di revisione critica sulle condotte antigiuridiche poste in essere.

L’osservazione è compiuta all’inizio dell’esecuzione e prosegue nel corso di essa.

OPERATORE SPECIALIZZATO L’operatore specializzato penitenziario, nuova figura prevista dal progetto di legge, dovrà avere capacità e competenza atte allo svolgimento di funzioni di controllo, vigilanza, osservazione e prevenzione; capacità di gestione del rischio; capacità di controllo emotivo contraddistinto dalla capacità di contenere i propri atti impulsivi e che implichi l’orientamento dell’umore, la coordinazione motoria e la sintonia delle reazioni; resistenza allo stress e fisica; ottima capacità di comunicazione e di mediazione, anche in condizioni di stress fisico o psichico; adeguata capacità di pianificazione e organizzazione delle attività in funzione delle priorità e dell’importanza dei compiti; capacità di esplorazione conoscitiva del contesto carcerario che consenta in prospettiva l’acquisizione, mediata dai riscontri forniti dall’esperienza sul campo, dell’attitudine di significato a eventi e situazioni, delle alternative esplicative possibili, a partire da una messa a fuoco del come questi si verificano e delle conseguenze di ciascuna opzione di intervento; buon livello di attenzione e accuratezza nell’esercizio delle funzioni, con controlli sulla propria attività per limitare i possibili errori operativi, dato che questi possono produrre conseguenze di una certa rilevanza; margine d’iniziativa e discrezionalità inerente alle qualifiche possedute; discreto livello di autonomia, legata sia alle disposizione fornite dai superiori, sia alle indicazioni e prescrizioni di legge; capacità di produrre un adeguato volume di lavoro, rispetto allo standard di base, in relazione ai compiti e alle mansioni svolte; buona puntualità e rispetto dei tempi prefissati in relazione ai compiti ricevuti; sufficiente capacità di pianificazione e organizzazione delle attività in funzione delle priorità e dell’importanza dei compiti; piena capacità di lavoro in equipe e in costante collaborazione con gli altri componenti dell’Uo, evitando comportamenti da solita e la competizione; sufficiente capacità di adattarsi e di operare in diverse situazioni di lavoro con colleghi e gruppi diversi;

REINSERIMENTO SOCIALE - Con numerose disposizioni sulle assegnazioni e i raggruppamenti dei detenuti in carcere, viene riconfermata la costante attenzione verso il mantenimento dei rapporti tra persone costrette in stato di detenzione e il mondo esterno: il modello partecipativo infatti mira, attraverso i contatti con la comunità libera a superare l’idea, ormai appartenente a un lontano passato, di carcere come istituzione volta a segregare ed emarginare i detenuti dalla società per tutto il tempo della detenzione.

Dall’altra parte il fine ultimo del trattamento rieducativo è quello di favorire il reinserimento sociale e il modo migliore per farlo è proprio quello di non troncare nettamente i rapporti con l’esterno per il periodo di reclusione. Risultano a tal proposito conosciuti gli effetti criminogeni che la detenzione, vissuta quasi in isolamento dal mondo libero, può provocare. Previste disposizioni anche in tema di lavoro interno, lavoro esterno e attività necessarie al funzionamento della vita interna dell’istituto. Il lavoro in carcere è considerato un elemento positivo del programma di trattamento e in nessun caso può essere imposto come una punizione. L’organizzazione e i metodi di lavoro nel carcere devono riflettere quelli del lavoro nella società libera di far acquisire ai soggetti una preparazione professionale adeguata alle normali condizioni lavorative per agevolarne il reinserimento sociale. Laddove possibile, ai detenuti e soprattutto ai giovani detenuti, è proposto un lavoro che comprenda una formazione professionale.

FORMAZIONE DEL PERSONALE - Tra le osservazioni formulate nei propri rapporti dal Cpt, vi è stata quelle di prevedere una formazione regolare per tecnico operativo in carcere per tutto il personale penitenziario, oltre a fornire una formazione specifica per i compiti di vigilanza e direzione dello stabilimento.

Con tale raccomandazione il Cpt ha inteso sottolineare la grande importanza attribuita a una formazione iniziale e continua, di tutto il personale penitenziario.

Effettivamente i membri del personale assegnato a funzioni di gestione della struttura carceraria devono non solo garantire la sicurezza, prevenire evasioni, mantenere l’ordine ma anche trattare i detenuti offrendo agli stessi l’opportunità di fare buon uso del periodo di reclusione al fine di favorirne il reinserimento nella società.

 

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