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Venerdì 20 Ottobre 2017 |

Sport 18 Maggio 2016

IL TRE PENNE SOGNA

Super Migani e un’impresa già vissuta

IL TRE PENNE SOGNA

"Anche a 10 anni parai tre rigori in una semifinale ma questa volta è un’altra storia: meritavamo la finale"

 

Tre rigori parati, uno dopo l’altro, con una freddezza clamorosa, l’istinto dei veri numeri 1 e "anche una buona dose di fortuna, ovviamente". A un certo punto, nel cuore della notte di Montecchio, il vero bomber della prima semifinale di campionato si era sistemato tra i pali e indossava la maglia del Tre Penne. E’ stato Mattia Migani, con tre parate consecutive, ad alzare la saracinesca e a trascinare la squadra di Città in finale e, di conseguenza, in Europa. Solo Rossi, in apertura di partita e nei 90 minuti regolamentari, è riuscito a superare il portiere di Protti, che poi ha respinto il bombardamento dagli 11 metri portato da Muccini, Domeniconi e Casadei. Una vera e propria impresa, nel momento più importante della stagione.

Migani, le era mai capitato di parare tre rigori in una partita?

"Sì, quando avevo 10 anni e giocavo nel Viserba. Lo ricordo ancora volentieri: era il Torneo Protti a Sant’Ermete e anche quella volta parai tre rigori in semifinale. Però non vi dico come andò la finale, che è meglio".

Aveva studiato i rigoristi del Tre Penne?

"Prima della partita di ieri sera (lunedì sera, ndr) mi ero riguardato i rigori che la Folgore aveva calciato contro di noi nei quarti di Coppa Titano. Quella sera riuscimmo a vincere, ma io non ne avevo parato neanche uno. Così, durante i supplementari, ho pensato solo ai tiri dal dischetto: mi sono concentrato e alla fine è andata bene, direi".

Per parare un rigore innanzitutto cosa serve?

"Un gran cu... Scherzi a parte, dico istinto e anche freddezza. La parata più importante è stata la prima, su Muccini. Con quella respinta ho portato in vantaggio la mia squadra, che si è caricata, e di conseguenza ho messo in difficoltà la Folgore, che aveva perso contro di noi dal dischetto anche in Coppa Titano".

In effetti, quest’anno, siete la bestia nera della squadra campione di San Marino.

"Abbiamo sempre vinto, quattro partite su quattro, anche se due ai calci di rigore. Però non fatemi aggiungere altro".

Teme di ritrovarli in finale tra una settimana?

"Ecco, appunto. Proprio per questo non voglio dire altro".

Torniamo indietro: lei ha cominciato a giocare nel Tre Penne da gennaio ma si allenava con la squadra da inizio stagione.

"L’ultima estate non è certo stata facile. Dopo l’esperienza al Catanzaro, sono rientrato a San Marino ma il club ha scelto di non darmi lo svincolo e così sono rimasto a piedi. Per fortuna si è fatto vivo il Tre Penne, che mi ha offerto questa bellissima chance: non so come ringraziarli, sono stati tutti gentili e disponibili con il sottoscritto. Da settembre a gennaio mi sono allenato con loro, poi ho cominciato a giocare e devo dire che mi sto molto divertendo, perchè la squadra è fortissima".

Qual è la forza del Tre Penne?

"Ho vissuto e sto vivendo questa squadra prima da aggregato e poi da titolare e devo dire che la differenza la fa il gruppo. Faccio due esempi: nel girone di ritorno, per colpa di qualche infortunio, la rosa era ridotta all’osso ma chi ha giocato di meno è stato all’altezza dei titolari mantenendo in alto il Tre Penne. Il secondo esempio riguarda ieri sera (lunedì sera, ndr): i nostri primi tifosi erano in panchina, a testimonianza che si rema tutti dalla stessa parte".

Al netto dei rigori parati, qual è stata l’emozione più grande che ha provato lunedì sera?

"L’aver raggiunto il primo obiettivo stagionale, dopo la bruciante eliminazione in Coppa Titano che non avremmo meritato. Una squadra come la nostra meritava la qualificazione in Europa per l’anno prossimo".

Il 26 maggio si aspetta nuovamente la Folgore in finale?

"Sì, sono i più forti e ci assomigliano molto".

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