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Martedì 17 Ottobre 2017 |

News 17 Maggio 2016

Erik Casali non ha dubbi: “Hanno perso il governo e chi l’ha appoggiato”

Erik Casali non ha dubbi: “Hanno perso il governo e chi l’ha appoggiato”

Il Polo della moda sorgerà a Rovereta; verrà introdotta la preferenza unica per tutti gli elettori, parificando gli esteri agli interni; verrà abolito il quorum nei referendum e verrà posto un tetto massimo di 100mila euro agli stipendi pubblici. Queste le decisioni assunte dalla maggioranza dei cittadini sammarinesi che si sono presentati alle urne domenica scorsa per esprimere il proprio voto su quattro quesiti referendari. Decisioni che hanno soddisfatto pienamente i comitati che hanno promosso i referendum.

Erik Casali, legale rappresentante del referendum "Tetto stipendi", ha commentato così l’esito della votazione: "C’è una bella soddisfazione perchè non era un quesito banale in un Paese in forte crisi economica e dà un senso di giustizia verso degli squilibri che non hanno più ragione di essere. Abbiamo raccolto nelle due mandate un totale di 1.400-1.500 firme, stessa cosa Fabrizio Perotto per il ‘cancella quorum’. Per la preferenza unica alle elezioni, per esempio, questa volta si è vinto senza l’apporto dei cittadini esteri".

Unico rammarico è la bassa affluenza alle urne da parte dei sammarinesi esteri: "Non mi aspettavo la loro assenza alle urne: dove sono finiti i 1.700 che stanno nel circondario dove sono finiti? Sono stati i cittadini interni a ridare la preferenza agli esteri, è merito loro. Inoltre un terzo dell’elettorato estero ha votato No all’inserimento della preferenza unica, roba da matti!".

Lo stesso Casali sa benissimo chi ha perso in questa consultazione referendaria e non ha problemi a dirlo: "Dopo questo referendum a uscire sconfitti sono la maggioranza e i suoi ipotetici alleati perchè avere contro due terzi del parlamento che hanno sparato con i cannoni alla massima potenza e batterli con una fionda è stata una grande soddisfazione che abbiamo ottenuto grazie al voto di tanti cittadini. Secondo me il governo non arriverà a fine legislatura per altri problemi non solo per questo, lo scenario di chi avevano contro dà anche un’idea di quello che potrebbe essere la nuova coalizione: che l’esecutivo recitasse una parte, non mi stupisce ma che nell’opposizione ci siano persone che gli hanno dato man forte su questi referendum, fa proprio pensare male".

Gli impegni per Erik Casali non sono affatto finiti qui, anzi: "Noi del Movimento25Marzo ci siamo già messi al lavoro per proporre nuove proposte in ambito referendario, ci piacerebbe istituire il giorno fisso del referendum che potrebbe essere il 25 marzo - ha affermato -. In tutta Europa la gente va a votare regolarmente senza quorum perchè sa che il loro voto conta; da noi sono andati a votare questa volta per la crisi economica e la loro arrabbiatura. Spesso il governo, dopo l’esito di un referendum, ha ignorato gli impegni senza assumere i giusti provvedimenti; ora deve legiferare e modificare le regole adeguando tutto in un tempo congruo".

Contenta anche Sandra Giardi, legale rappresentante del Comitato tutela zona parco di Rovereta, nonostante non si sia riuscita a impedire la realizzazione del Polo della moda: "Non solo delusa per il mancato raggiungimento del quorum, ritengo che il risultato sia stato ottimo - ha dichiarato -. Forse non lo è stato per chi si è si è schierato contro l’abrogazione della legge variante al Prg. Ce la siamo giocata sul filo del rasoio nonostante i nostri avversari abbiano giocato carte importanti, potendo loro contare sull’appoggio di partiti e sindacati. In poche parole è stato come Davide contro Golia - ha proseguito -. Il quesito che ho portato avanti era difficile da capire perchè diversi cittadini addirittura pensavano che bisognava votare No, e non Sì, per esprimere la propria contrarietà alla realizzazione del Polo della moda a Rovereta. Sono soddisfatta di aver portato un messaggio ai cittadini: un progetto non esclude l’altro e, soprattutto, un progetto si può fare riqualificando il territorio, facendo un tipo di sviluppo diverso da quello prospettato dal governo. Quando si decide un piano di sviluppo, tocca pensare a 360 gradi evitando così di incanalarsi in un’unica strada. Le zone verdi vanno tutelate, non si può continuare a cementificare il territorio quando abbiamo diversi edifici vuoti che potrebbero essere benissimo utilizzati".

Un rimpianto però la Giardi ce l’ha: "Mi sono pentita di non aver mai avuto l’occasione di parlare con gli investitori ma penso che siano rimasti delusi più dal comportamento della politica che da quello di un comitato promotore che ha solamente chiesto ai cittadini di esprimersi in merito a un progetto - ha asserito -. Doveva farlo il governo un referendum confermativo ma non l’ha fatto. I cittadini devono essere persone attive e partecipi, poi ci sono persone che magari sono più sensibili e capaci di portare avanti le proprie idee. Se dovesse sorgere un’altra battaglia, mi vogliono coinvolgere ed è una cosa nella quale credo, parteciperò molto volentieri ora però mi godo un po’ di riposo".

Andrea Lattanzi

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