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Lunedì 20 Novembre 2017 |

News 13 Maggio 2016

Polo della moda, Su: “Pensiamo al futuro e al lavoro”

Polo della moda, Su: “Pensiamo al futuro e al lavoro”

iceviamo e pubblichiamo:

Gli ultimi giorni della campagna referendaria hanno fatto segnare un crescendo non solo nei toni, talvolta sfociati in insulti gratuiti, ma anche nel continuo ricorso alla mistificazione da parte del referendari contrari al polo della moda. Sin dall’inizio è stata chiara l’operazione politica messa in scena mediante una commedia in due atti. Dapprima si è dato vita ad un comitato che inneggia alla tutela ambientale di un fantomatico "parco", mai esistito, ma dichiarando di non avere nulla contro al progetto, e in un secondo tempo gli esponenti degli stessi partiti dei promotori del quesiti, si sono avventurati nello sparare a zero contro l’investimento e anche contro agli investitori.

Particolare attenzione la merita Rete, che si è contraddistinta con i suoi interventi quotidiani in cui si grida allo scandalo come se ci trovassimo di fronte un esercito invasore, o si azzardano analisi spesso grossolane.

L’ultima di queste "trovate" consiste nel dire che il polo è paragonabile ad una banca e qualora le cose dovessero andare male lo Stato sarebbe costretto ad intervenire con soldi pubblici! A parte il fatto che questo non sta scritto da nessuna parte, in questo modo si dimostrano grosse lacune su come funziona l’economia poiché in un polo della moda tuttalpiù sono custoditi capi di abbigliamento e non i risparmi di migliaia di cittadini.

Sono state sparate cifre a caso sulle agevolazioni facendole passare come costi a carico di tutti noi: è facile dimostrare che lo Stato non ci rimette nulla! Semmai si può parlare di entrate ridotte o al più mancate nei primi uno o due anni, ma se il Centro non si realizza lo Stato incasserà 0 euro per sempre. Chi sostiene il contrario o è dunque in malafede o ci ha capito ben poco!

Sempre più infatti si cerca di ammucchiare questo quesito agli altri sostenendo un voto in blocco "per cambiare", o "per mandare tutti a casa". Questo è un uso scorretto del referendum perché così facendo si strumentalizza un istituto di democrazia diretta piegandolo ad un basso calcolo politico, per di più mostrando scarso interesse per i quesiti in sé. Chi dice di volere valorizzare lo strumento referendario diventa il primo a svilirlo facendone strumento di lotta partitica.

D’altra parte proprio coloro che si riempiono la bocca ogni giorno di parole come legalità, rispetto delle regole, ecc. sono stati i più assidui nel violare o aggirare le norme. Sono state organizzate serate pubbliche 15 giorni prima dei termini consentiti per la propaganda, sono stati compiuti volantinaggi fuori dagli orari consentiti e, da ultimo, pare siano stati persino violati i diritti d’autore.

I referendari infatti girano il Paese con una parodia di un brano di un noto rapper milanese di cui hanno riadattato il testo. Ebbene, essendo la musica una proprietà intellettuale tutelata da norme assai severe, occorrono diverse autorizzazioni per potersene appropriare, e non della Siae ma proprio della casa discografica e dell’autore stesso. Qualora queste non fossero state effettivamente ottenute si configurerebbe un grosso illecito, forse persino di natura penale, che non farebbe molto onore ai paladini della legalità. Ma, come si è visto già abbondantemente, le regole vanno sempre bene… quando riguardano gli altri!

Sinistra Unita invita i cittadini a non votare CONTRO qualcosa o qualcuno ma a valutare attentamente questo progetto cercando di capire gli effetti positivi che può portare al nostro Paese. Nessuno ha mai sostenuto che sia la soluzione a tutti i problemi ma una parte di essa, un primo passo.

Abbiamo tuttora circa 1.700 disoccupati ed è chiaro che, se questo investimento può risolvere il problema di circa 400 persone, la situazione resta comunque critica seppure un po’ più alleggerita.

Ci sono già mille e più ragioni per mandare a casa questo governo che ha dimostrato di essere impreparato ad accogliere nuovi investimenti, ha realizzato una legge per lo sviluppo che non ha sviluppato un bel niente e ha visto crescere continuamente la disoccupazione. Un governo che non ha saputo predisporre nemmeno una nuova gestione del territorio per recuperare il patrimonio immobiliare inutilizzato. Ma non è certo respingendo oltre confine l’unico investimento che è capitato, quasi per caso, dopo anni di deserto nel nostro Paese che possiamo recuperare fiducia e mandare a casa un governo che per certi versi potrebbe anche giustificare col voto popolare la sua incapacità di attrarre investimenti. Pensiamo al futuro, pensiamo al lavoro, pensiamo a ripartire votando NO al referendum (abrogativo) sul polo della moda.

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