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17 Dicembre 2017 |

News 11 Maggio 2016

Sinistra unita bacchetta il governo: “Fallimentare con o senza il Polo della moda”

Prese le distanze “dall’uso politico che si è fatto dei quesiti referendari”

Sinistra unita bacchetta il governo: “Fallimentare con o senza il Polo della moda”

Il "Sì" alla modifica del Piano regolatore generale non rappresenta affatto una bocciatura per il governo, il cui bilancio è già "fallimentare con o senza il Polo della moda". Dalla sede di strada delle Tamerici a Domagnano, Sinistra unita prende quindi le distanze dall’uso politico del referendum e spiegano le ragioni del "No" al quesito riguardante il Polo della moda. Proprio per spiegare i quattro temi referendari, e soprattutto per chiarire che non possono essere usati "contro il governo", da un lancio dell’agenzia Dire si apprende che il partito di minoranza ha organizzato un incontro pubblico stasera alle 21 alla casa di Castello di Serravalle. Ospiti della serata sono Mario Venturini (Alleanza popolare), Federico Crescentini (Laboratorio democratico), Guerrino Zanotti (Partito dei socialisti e dei democratici) e Matteo Ciacci (Civico 10). "In Consiglio abbiamo votato contro la convenzione con gli invesitori del Polo della moda - ha chiarito il coordinatore Vanessa d’Ambrosio durante l’incontro con la stampa avvenuto ieri mattina - perchè riteniamo che certi passaggi potevano essere gestiti meglio dal governo, ma abbiamo sempre sostenuto che il progetto sia un importante investimento che San Marino non può perdere".

Infatti, "siamo un partito di sinistra e il lavoro per noi è prioriario - ha puntualizzato - qui si parla di circa 400 posti di lavoro, e non solo come addetti alla vendita, sono numeri che non lasciano indifferenti". Quindi il consigliere Ivan Foschi ha attacccato l’uso politico "capzioso e demagogico" del referendum di chi spaccia la vittoria del Sì come un voto contrario all’esecutivo. Al contrario, "ci sono giù tanti elementi per definire fallimentare il bilancio di questo governo e della maggioranza - ha spiegato - per esempio la legge sullo sviluppo, che si è dimostrata inadeguata anche in questo caso, non ha creato occasioni e non ha arginato il calo dell’occupazione. Bisogna lasciare da parte il calcolo politico e pensare a soluzioni utili per il Paese. Facile dire: ci vuole ben altro, senza fare proposte". "Se mandiamo via l’investitore - ha proseguito Foschi - il polo si farà a Rimini, dove di certo non ci sarà un referendum per impedirlo". Con la campagna referendaria, in definitiva, per Foschi è stata allestita "un’operazione politica", a cui però larga parte dell’opposizione non ha aderito. Il Polo della moda non ha diviso solo la minoranza, ma lo stesso tavolo riformista. Proprio nei confronti dei consiglieri indipendenti Federico Pedini Amati e Luca Lazzari, che insieme a Rete hanno sostenuto la campagna per il Sì, Foschi ha voluto lanciare alcune frecciative: "Nella costituente del 25 marzo scorso abbiamo sottoscritto un documento in favore degli investimenti esterni per il Paese e gli ‘osservatori’ al tavolo non hanno fatto obiezioni". In questo modo "c’è incongruenza tra quanto hanno sottoscritto e la loro posizione referendaria".

Rispetto agli altri referendum, Sinistra unita sostiene il "No" anche per la preferenza unica perchè "ostacola il cambiamento, penalizzando giovani e donne, non risolvendo il problema delle cordate". Infine, libertà di scelta invece per abolizione del quorum e tetto agli stipendi pubblici, per cui "esistono pro e contro da valutare".

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