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22 Luglio 2018 |

News 04 Maggio 2016

Rete, Liberamente e Lazzari denunciano casi di clientelismo

Polo della moda: critica la mancanza di garanzie sull’occupazione nella convenzione

Rete, Liberamente e Lazzari denunciano casi di clientelismo

"Dai segretari procacciatori di affari, alla campagna promozionale del governo, non si disdegna nulla per persuadere la popolazione sulla bontà del polo del lusso". Così inizia il nuovo comunicato scritto da Rete, Liberamente e il consigliere indipendente Luca Lazzari in cui esprimono, ancora una volta, la propria contrarietà alla realizzazione del progetto a Rovereta.

In un momento di crisi, "con 1.600 disoccupati e oltre 900 persone che hanno terminato gli ammortizzatori sociali", ogni posto di lavoro creato è "giustamente considerato prezioso" ma "meno giusto" è far leva sul bisogno di lavorare della gente "pur di abbagliare con miraggi di salvezza in cambio di un atto di fiducia in periodo referendario".

Rete, Liberamente e Lazzari lamentano che "tra gli effetti speciali nei castelli con tanto di stand e plastici per promuovere il polo, in concorrenza sleale con chi deve rispettare gli orari stabiliti dalla campagna referendaria, si è anche inventato un Ufficio del Lavoro parallelo a quello già esistente", promettendo "posti di lavoro direttamente in piazza" in cambio della concessione dei "dati personali".

Ma l’attacco non è finito qui, anzi: "Sono gli stessi investitori a stabilire, nella convenzione confezionata su misura solo per loro, che dei 200 posti di lavoro da loro stimati, quelli qualificati verranno scelti tra persone di fiducia quindi non sammarinesi. Anche per i restanti posti non qualificati, non vi è garanzia di

occupazione sammarinese dal momento che gli stessi investitori affermano che ‘i singoli marchi assumeranno autonomamente e direttamente i loro dipendenti’".

Per Rete, Liberamente e Lazzari le esperienze dei segretari che trattano direttamente con gli imprenditori "non ci hanno lasciato niente di buono" tant’è che i posti di lavoro "sono stati usati come sponsor per poter accedere ai benefici fiscali" e, in pochi anni, hanno "lasciato ondate di disoccupati, alcuni senza stipendio, e debiti verso lo Stato".

"Noi - concludono la nota - possiamo decidere se continuare a permettere ai segretari di concedere a piene mani ogni condizione in barba alle nostre leggi, oppure, se vogliamo un modello diverso da quello degli ultimi trent’anni, possiamo votare Sì a questo referendum e dire ai nostri governanti di farla finita con le trattative private ed occuparsi di stabilire regole certe e uguali per tutti che tutelino il Paese e non gli interessi di pochi".

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